Il catetere venoso centrale (CVC) è uno strumento quotidiano nei contesti critici e ospedalieri: utile, spesso indispensabile, ma non privo di rischi. Sul tema, consigliamo la lettura di “Complication Rates of Central Venous Catheters: A Systematic Review and Meta-Analysis” (Teja B, Bosch NA, Diep C, Pereira TV, Mauricio P, Sklar MC, Sankar A, Wijeysundera HC, Saskin R, Walkey A, Wijeysundera DN, Wunsch H. Complication Rates of Central Venous Catheters: A Systematic Review and Meta-Analysis. JAMA Intern Med. 2024 May 1;184(5):474-482. doi: 10.1001/jamainternmed.2023.8232. Erratum in: JAMA Intern Med. 2024 Jun 1;184(6):707. doi: 10.1001/jamainternmed.2024.2175. PMID: 38436976; PMCID: PMC12285596).
Attraverso 130 studi, l’obiettivo è capire quali sono oggi i tassi di complicanze legate ai CVC
Questa revisione sistematica con meta-analisi (letteratura 2015–2023) prova a rispondere a una domanda molto concreta: quali sono oggi i tassi di complicanze legate ai CVC e quanto incidono davvero nella pratica clinica?
Analizzando 130 studi su pazienti adulti, gli autori mostrano che le complicanze variano molto tra i setting e gli studi, ma emergono alcune stime robuste e utili per orientare scelte cliniche e organizzative. In media, per un CVC mantenuto 3 giorni, le complicanze maggiori (cannulazione arteriosa, pneumotorace, infezione o trombosi venosa profonda) sono stimate in circa 30 eventi ogni 1000 cateteri: in altre parole, circa il 3% delle procedure si associa a un evento serio. Tra le complicanze di inserzione spiccano: fallimento di posizionamento (circa 20/1000), puntura arteriosa (circa 16/1000), pneumotorace (circa 4/1000). Per le complicanze “da uso”, l’infezione e la trombosi restano punti critici, soprattutto in relazione ai giorni-catetere.
Il forte accento sulla prevenzione: l’utilizzo dell’ecoguida e il calo di alcune complicanze
Il messaggio più forte riguarda la prevenzione: l’utilizzo dell’ecoguida è associato a un calo significativo di alcune complicanze immediate, in particolare puntura arteriosa e pneumotorace. Un dato che rafforza l’importanza di competenze, training e disponibilità di tecnologia nei reparti dove i CVC sono frequenti.
Per la professione infermieristica, questo lavoro è uno stimolo diretto: valutazione dell’appropriatezza (serve davvero un CVC o esistono alternative?), attenzione al monitoraggio precoce delle complicanze, e cura rigorosa dei bundle di gestione per ridurre il rischio infettivo e trombotico. Numeri chiari, utili per formazione, audit e politiche di sicurezza.
Qui è possibile leggere l’articolo completo e approfondire dati e implicazioni per qualità e sicurezza nell’uso dei CVC: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12285596/









