Il punto degli infermieri Giulia Totino, Lorenzo Giovannoni e della coordinatrice infermieristica Ilaria Calitri
“La donazione di organi e tessuti rappresenta l’espressione più alta di solidarietà umana e una risorsa vitale per la sanità pubblica. Si pone come pilastro fondamentale per la tutela della vita e della salute collettiva”. Ad affermarlo in uno studio sull’argomento sono gli infermieri Giulia Totino, Lorenzo Giovannoni e la coordinatrice infermieristica Ilaria Calitri. Tutti lavorano presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze. lo studio si intitola “Volontà donativa di organi e tessuti e livello di conoscenza della popolazione“.
“Promuovere la cultura del dono non è solo un dovere etico, ma una necessità”
“Si tratta di un atto di straordinaria importanza che trasforma il momento del fine vita in una concreta possibilità di rinascita per chi è in attesa di trapianto, garantendo il recupero di funzioni vitali altrimenti irrimediabili – spiegano nel loro studio -. Promuovere la cultura del dono non è solo un dovere etico, ma una necessità strategica per assicurare la sostenibilità del sistema sanitario. Oltre che per rispondere efficacemente al bisogno di cura della popolazione. Gli attori di questo complesso processo sono certamente i cittadini, la cui volontà alla donazione è regolamentata dalla L. 91/1999”.
Legge 91/1999: ecco cosa dice questa norma
Questa norma ha introdotto il principio di silenzio-assenso. Si afferma che tutti “i cittadini sono tenuti a dichiarare la propria libera volontà in ordine alla donazione di organi e tessuti del proprio corpo successivamente alla morte. Sono informati che la mancata dichiarazione di volontà è considerata quale assenso alla donazione” (art. 4). Nella pratica, il sistema vigente si basa sull’espressione esplicita di volontà da parte del cittadino o, in assenza di questa, sulla consultazione dei familiari aventi diritto.
In questo complesso quadro normativo ed etico, l’attuazione pratica del percorso di donazione richiede figure professionali altamente specializzate. Figure capaci di tradurre i disposti legislativi in azioni cliniche e relazionali concrete. In tale scenario, quella dell’infermiere assume una centralità strategica.
Donazione di organi e tessuti: il ruolo dell’infermiere
I tre infermieri spiegano come il contributo dell’infermiere sia determinante per garantire il miglior esito possibile nella fase di donazione ma anche nel successo del trapianto. Si legge: “L’infermiere interviene infatti in più momenti chiave del processo. Dal coordinamento locale, alla proposta donativa alla famiglia, alla valutazione di idoneità infettivologica e oncologica del donatore, per poi partecipare direttamente al prelievo di organi e tessuti. Altrettanto rilevante è il contributo degli infermieri di Area Critica e del Pronto Soccorso. Questi professionisti gestiscono la stabilizzazione del potenziale donatore attraverso il supporto emodinamico, respiratorio, metabolico e termoregolatore. Questo supporto intensivo è fondamentale per prevenire il deterioramento funzionale degli organi. Quest’ultimo ne limiterebbe l’idoneità e ne ridurrebbe la funzionalità del graft post-trapianto”.
Squilibrio tra domanda e offerta di organi e tessuti
“L’eccellenza assistenziale e la gestione clinica del donatore non sono sufficienti a risolvere le problematiche strutturali che affliggono il settore. Una delle maggiori sfide resta lo squilibrio tra domanda e offerta di organi e tessuti. Con le liste d’attesa sempre più lunghe a fronte di un numero insufficiente di donatori, la sensibilizzazione e l’informazione della popolazione diventano obiettivi prioritari.
Poiché è evidente che il successo della donazione dipende dalla consapevolezza sia dei cittadini che dei professionisti sanitari, il presente studio si è posto l’obiettivo di indagare la volontà donativa individuale”. E questo, sia nella popolazione sanitaria che non sanitaria, accertando il grado di conoscenza della normativa vigente.
L’intento finale è individuare le lacune informative che limitano il pieno successo del processo donativo, per sviluppare strategie educative e conoscitive mirate, essenziali per incrementare il tasso di donazione.
Qui è possibile leggere lo studio integrale









