«Empatizzare con percorsi professionali simili è estremamente importante per la nostra professione»
Siamo giunti alla Giornata internazionale dell’infermiere. Abbiamo intervistato due consiglieri di Opi Firenze-Pistoia che hanno contribuito a organizzare le varie iniziative messe in campo dall’Ordine, Matteo Ganassi e Valentina Riccucci.
È la prima volta che date il vostro contributo nell’organizzazione della Giornata internazionale dell’Infermiere?
«Sì. È stata un’esperienza sicuramente impegnativa, non sempre semplice, ma anche molto formativa e ricca di opportunità. Per questo vogliamo ringraziare il consiglio direttivo e tutte le persone che hanno collaborato alla realizzazione dell’evento, perché il lavoro di squadra è stato fondamentale».
Qual è l’obiettivo principale dell’evento quest’anno?
«È sicuramente quello di coinvolgere gli infermieri neolaureati con la cerimonia del giuramento. Un’occasione per valorizzare ancor più la figura professionale dell’infermiere, celebrando un momento unico. E questo non solo dal punto di vista professionale ma anche emotivo, sia per loro che per le loro famiglie. Puntiamo, inoltre, a cercare di consolidare sempre di più l’identità professionale infermieristica, che purtroppo spesso risulta oggi ancora fragile, a causa delle numerose difficoltà che la professione si trova ad affrontare quotidianamente. Creare occasioni di incontro, confronto e condivisione è fondamentale per rafforzare il senso di appartenenza e il valore della nostra professione. Riteniamo importante avvicinarci maggiormente alle nuove generazioni di infermieri, provando a proporre un format diverso rispetto a quello tradizionale. L’idea è stata quella di creare un momento più dinamico, coinvolgente, vicino al modo di comunicare e vivere la professione delle nuove generazioni. Tutto questo in modo da dare maggiore spazio alle esperienze personali, al confronto e alla condivisione autentica tra colleghi».
Perché è importante celebrare la figura dell’infermiere oggi?
«È importante celebrarla oggi come anche ogni giorno. La nostra professione rappresenta un pilastro fondamentale del sistema sanitario e merita sempre più riconoscimento non solo a livello professionale ma anche sociale, politico ed economico. Sappiamo bene che gli infermieri sono sempre più richiesti e, allo stesso tempo, sempre meno numerosi, soprattutto nella realtà attuale della Toscana. Per questo motivo è fondamentale continuare a parlare della professione, valorizzarla e creare momenti di unità. Crediamo che questo possa essere un passo in avanti per ottenere un intervento mirato da parte delle autorità. Un riconoscimento adeguato alla nostra professione. Celebrando la Giornata internazionale dell’infermiere ne ricordiamo non solo il ruolo professionale e assistenziale, ma anche il valore umano, relazionale ed emotivo. Eventi come questo servono a rafforzare il senso di comunità tra colleghi e a dare maggiore visibilità a una professione che troppo spesso tende a rimanere “dietro le quinte”».
Quanto tempo è stato necessario per organizzare questa Giornata internazionale dell’infermiere?
«L’organizzazione di questo evento ha richiesto tempo, confronto e un importante lavoro di squadra. Non è sempre semplice raccogliere idee diverse e trasformarle in qualcosa di concreto, soprattutto quando si parla di eventi che coinvolgono tanti professionisti e diversi aspetti logistici e burocratici. Però il gruppo ha lavorato molto bene: tutti hanno partecipato attivamente e questo è stato sicuramente uno degli aspetti positivi. L’obiettivo comune era creare qualcosa di diverso dal solito e speriamo davvero che questo impegno venga percepito anche dai partecipanti».
Quali sono le novità rispetto agli anni precedenti?
«La principale riguarda proprio la tipologia dell’evento. Non sarà il classico convegno: abbiamo scelto una formula più vicina a un talk, dando spazio diretto alle esperienze dei colleghi. Per una volta saranno gli infermieri stessi a raccontarsi, condividendo storie professionali e personali. Crediamo che ascoltare esperienze vere possa aiutare a sentirsi parte di una comunità professionale più unita e consapevole. Sarà anche un modo per capire quanto dare voce direttamente agli infermieri possa contribuire a valorizzare maggiormente la professione, creando un maggiore senso di appartenenza».
Cosa vi augurate rimanga ai partecipanti dopo questo evento?
«Speriamo che ogni collega torni a casa portandosi dietro anche solo un frammento di una delle storie raccontate durante queste giornate. Pensiamo che riconoscersi nelle esperienze degli altri, empatizzare con percorsi professionali simili ai nostri e sentirsi parte di qualcosa di condiviso, sia estremamente importante per la nostra professione. La valorizzazione dell’infermiere parte prima di tutto da noi stessi. Dalla consapevolezza del nostro ruolo, dal modo in cui viviamo la professione ogni giorno e da ciò che rappresentiamo. Sia sul lavoro che fuori dal contesto sanitario».
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