Il cuore e la bussola: gli strumenti della leadership per Nicola Donti

L’intervista al filosofo, docente e formatore esperto in comunicazione interpersonale che ha condotto il corso “Il cuore e la bussola . La leadership nella relazione di cura“, promosso da Opi Firenze Pistoia

Un pomeriggio speso a confrontarsi su come integrare la dimensione clinica con quella umanistica, sorridendo anche sulle storture della vita. Un appuntamento ricco di spunti e scambi d’opinione quello con il corso “Il cuore e la bussola. La leadership nella relazione di cura” che si è tenuto a Pistoia.

Attraverso la filosofia e una buona dose di ironia, digressioni nel quotidiano e nella storia del pensiero filosofico, Nicola Donti ha condotto i tanti partecipanti all’evento formativo promosso da Opi Firenze – Pistoia in un viaggio pensato per trasformare il professionista in un leader della cura.

Un percorso guidato dalla “bussola”, la gestione organizzativa, e il “cuore”, l’empatia. A margine dell’evento abbiamo incontrato Nicola Donti, filosofo, docente e formatore esperto in comunicazione interpersonale che sarà di nuovo ospite di Opi Firenze Pistoia il prossimo autunno.

Professor Donti, perché è importante parlare di filosofia nel 2026, anche in campo sanitario?

“Perché di filosofia per fortuna ce ne sarà sempre bisogno, in particolare nell’ambito sanitario. Faccio riferimento a tutta quella terminologia che in ambito sanitario si utilizza a partire per esempio da ‘anamnesi’, che non è un termine medico o prettamente sanitario ma un termine filosofico. Platone, Socrate parlavano di ‘anamnesi’ o ‘reminiscenza’: la capacità di far riemergere la verità nei loro interlocutori. Quella era la funzione della maieutica e a sua volta Socrate aveva copiato questa tecnica dall’osservazione di sua madre che era un’ostetrica.

Quindi in realtà la contaminazione fra mondo sanitario e mondo filosofico è molto più ampia, per non parlare di quello che è stato Ippocrate, il fondatore della medicina contemporanea che era appunto mezzo medico e mezzo filosofo. Oggi noi siamo vittime in gran parte di questa divisione, un pensiero che separa le persone, le materie ma in realtà le cose un tempo erano molto più unite e forse è per questo che avevamo grandi intuizioni”.

Quale supporto può offrire la filosofia alla costruzione della leadership in campo sanitario?

“Un grande supporto, perché in realtà il sanitario, in particolare l’infermiere, si trova vicino alle fasi più difficili della vita di una persona, dove riemergono le domande fondamentali, il rapporto con i propri cari, con la vita in generale, in una dinamica relazionale che cambia proprio in funzione della presenza della malattia. Magari la malattia avesse la capacità di rimanere dentro i confini del corpo: la malattia spazia, deborda e finisce per investire la nostra identità, le nostre idee, le nostre emozioni.

E la filosofia in gran parte si è occupata proprio di tentare di dare una risposta alle tematiche che il sanitario si trova a vivere in prima persona; come direbbe qualcuno, quando è in trincea. A me questa definizione non piace perché immagino sempre che in una trincea dall’altra parte ci debba essere il nemico; invece la filosofia può essere estremamente utile per costruire un ponte, perché da sempre riflette sulla relazione che, se non sbaglio, compare nell’articolo 4 del Codice deontologico dell’infermiere, dove si legge “il tempo di cura è tempo di relazione”.

“Il cuore e la bussola”: perché è necessario unire tecnica e intelligenza emotiva?

“È necessario nella professione, in particolare nella leadership. Un leader efficace, soprattutto nel mondo della sanità, è un individuo che non dimentica il cuore. Coraggio è l’agire del cuore. E quindi il leader ha bisogno di avere coraggio per innovare, per trasformare e per avere soprattutto una grande visione, a lunga gittata. Mentre noi abbiamo visioni sempre troppo, troppo corte.

Per questo, dico che bisogna avere una visione chiara di quello che sarà e a lungo termine, a lunga scadenza, perché questo consegna una bussola. Una bussola preziosissima per riuscire ad orientarsi in un mare in tempesta. Anche se non è possibile gestire la complessità, come spesso sento dire, è però possibile attraversarla: basta avere dei punti fermi, di riferimento: cuore e bussola”.

Quando sarà il prossimo appuntamento con Opi Firenze Pistoia e di cosa parlerete?

“Sicuramente si terrà nel mese di ottobre a Firenze e l’argomento sarà analogo, insomma tratteremo i temi della relazione, in particolare nelle professioni sanitarie, in questo ambito che in qualche modo io sento che mi ha adottato. Sono ormai ventun’anni che faccio formazione e da sempre ho come compagne le professioni sanitarie, segno evidente che le tematiche che vengono trattate sono sentite condivise anche dagli operatori sanitari e in particolare dalla professione infermieristica”.

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