Nuova puntata di “OPIdee”, podcast dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche Firenze-Pistoia
Cosa succede quando si presenta un’emergenza in mare? Cosa significa lavorare a bordo di una nave? Quanto guadagna un infermiere di crociera? A rispondere a questi come ad altri interrogativi è Matteo Ragosta, ospite in una nuova puntata di “OPIdee”, podcast dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche Firenze-Pistoia. A intervistarlo, gli infermieri Tommaso Guido, commissario Opi Firenze-Pistoia, e Alessandro Pini, consigliere Opi Firenze-Pistoia.
Nella diciottesima puntata si parla di vari aspetti: dall’organizzazione sanitaria in crociera a come viene gestita l’assistenza, dai turni di lavoro allo stipendio. Fino a come si affrontano urgenze ed emergenze quando si è in navigazione, lontani da un ospedale.
L’organizzazione del lavoro dell’infermiere a bordo
«Le navi da crociera sono piccole città che galleggiano, con tantissime tipologie di lavori a bordo che si impara anche a conoscere – afferma Matteo -. Questa cosa mi ha sempre affascinato. Così nel 2017 ho inviato il mio curriculum a una compagnia. Tra i requisiti veniva richiesta esperienza nell’ambito dell’emergenza urgenza, che io avevo. La mia prima esperienza è stata nel Mar Mediterraneo, partendo da Savona. Il viaggio è durato una settimana. Dopo un impegno contrattuale di circa sei mesi, ho fatto uno stop di due e poi ho ripreso. L’infermiere a bordo viene inquadrato come sottufficiale e lavora sempre in divisa. Per quanto riguarda la turnistica, ci sono un direttore sanitario e almeno un primo medico a cui si risponde direttamente. Tendenzialmente ci sono due infermieri definiti B, quindi diciamo di base, e un infermiere A, il caposala. Gli infermieri B associati a un medico svolgono il servizio di guardia 24 ore su 24. Questo vuol dire entrare a lavorare tutti insieme per un determinato orario giornaliero. Durante l’orario di pausa, i passeggeri non vengono abbandonati a loro stessi, siamo sempre “on call”. In caso di emergenza, c’è un numero dedicato da poter contattare».
Malore a bordo: come si assiste il paziente?
«La nave da crociera, secondo la mia esperienza, può essere definita per il 70% come un ambulatorio di medicina generale e per il 30% di emergenza/urgenza – prosegue l’infermiere -. Bisogna tenere presente che, oltre ai passeggeri, anche l’equipaggio ha diritto all’assistenza sanitaria di bordo. La maggior parte delle visite è di solito per medicazioni o dolori gastrici. In caso di malore, come un infarto, non è sempre possibile attraccare se si è in mare aperto. Il nostro compito è la stabilizzazione del paziente, assistendolo al meglio. Un vero e proprio protocollo non c’è. Si valutano le tempistiche oppure si cerca di deviare la rotta della nave. Decide il direttore sanitario insieme al comandante, anche se la parola finale la ha il direttore sanitario. In alcuni casi possono essere presi contatti con i soccorsi di terra. Infine, nei momenti di pausa dal lavoro possiamo fare “i turisti” però c’è anche un bel da fare e bisogna stare sempre in allerta».
«Ecco l’esperienza che mi è rimasta impressa più delle altre»
«In navigazione succede di tutto. In particolare, una volta abbiamo trovato persone al largo, a bordo di gommoni. Abbiamo soccorso i naufraghi, come da codice di navigazione, e abbiamo valutato le loro condizioni, per il loro bene e per quello delle persone a bordo. C’è molta attenzione verso le malattie che possono trasmettersi facilmente a bordo. Valutando i passeggeri capita anche di interfacciarsi con persone di altri Paesi e molte volte con loro si creano dei legami profondi. Con alcuni passeggeri tutt’oggi sono in contatto. Per quanto riguarda la parte economica, lo stipendio varia da compagnia a compagnia, ma di base questo lavoro viene remunerato bene. Nel mio caso ho avuto una parte fissa e una variabile, sulla base del quantitativo di visite effettuate mensilmente».
Infermiere di crociera: ecco le caratteristiche richieste
«Prima di ogni altra cosa occorre avere la voglia di viaggiare e conoscere il mondo. Bisogna essere flessibili mentalmente, pronti a tutto e ad approcciarsi con culture anche distanti dalla propria. Consiglierei questa esperienza, in particolare ai giovani, perché possono avere meno legami sentimentali stabili e forse sentire meno la mancanza di casa. Ovviamente, tra i requisiti, non si deve soffrire di mal di mare».
Qui (https://m.youtube.com/watch?v=N2yDTjBHHIY&pp=iggUQAFKEGs5UURuYWt5d0NqTVA0Sm8%3D&ra=m) si può rivedere la puntata integrale





