Romano, Opi Firenze-Pistoia: «La riconoscibilità passa da ciò che si è in grado di fare sul campo»
Infermieri e competenze, un tema importante da affrontare. La riflessione arriva da Roberto Romano, consigliere dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Firenze e Pistoia. Scaturisce dopo diversi casi di cronaca in cui operatori di ambulanza, volontari o soccorritori, sono stati scambiati per l’ennesima volta come infermieri.
«Quando mi è stato proposto di scrivere un articolo sulle divise e sulla necessità di rendere con esse gli operatori ben riconoscibili, mi sono chiesto come non banalizzare il tema – afferma -. Occorre andare oltre la facile difesa della “prerogativa” professionale, anche sancita da una particolare divisa.
Per molto tempo la riconoscibilità delle professioni sanitarie è stata affidata soprattutto a elementi esteriori: una divisa, un colore, un camice, un distintivo. Segni immediati, certamente utili per consentire al cittadino di identificare chi si ha di fronte. Rischiano però di diventare insufficienti per provare a definire chi è un professionista ma anche cosa è realmente in grado di fare. La vera riconoscibilità dell’infermiere non può infatti esaurirsi nella divisa che indossa. Deve emergere dalla competenza che agisce, dalle decisioni che assume, dalla responsabilità che esercita e dai risultati che produce nell’assistenza alla persona».
«Una divisa non racconta il livello di preparazione di chi la indossa»
«Per la professione infermieristica questo passaggio assume oggi un significato particolarmente importante. La divisa ha una funzione – prosegue Romano -. Permette al paziente e ai familiari di orientarsi in ambienti complessi e rende immediatamente riconoscibile l’appartenenza a un’organizzazione o a una categoria professionale. Ma una divisa non racconta il livello di preparazione di chi la indossa. Non dice quali conoscenze possieda, quale esperienza abbia maturato, quali capacità di valutazione clinica, un determinato operatore sappia mettere in campo. Non descrive, a priori, la capacità di riconoscere precocemente un deterioramento, stabilire priorità assistenziali, gestire tecnologie, interpretare informazioni cliniche. E ancora, pianificare interventi, rivalutare una persona e modificare conseguentemente il proprio comportamento professionale. In altre parole, la divisa rende visibile il professionista; è la competenza a renderne visibile il valore.
Ed è proprio su questa seconda forma di riconoscibilità che la professione infermieristica dovrebbe investire sempre di più».
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