L’esperienza di Serena Tucci e Antonella Mannini che hanno presentato il loro lavoro anche negli Stati Uniti
L’infermieristica transculturale: il connubio fra antropologia e infermieristica. La nuova puntata di Opidee ha dato voce a Serena Tucci, infermiera della Ausl Toscana Centro, e Antonella Mannini, ricercatrice dell’Università degli Studi di Firenze, autrici di diversi approfondimenti sul tema. Il loro lavoro è stato protagonista anche in occasione del 50° anniversario della Transcultural Nursing Society (società infermieristica transculturale) che si è tenuto a ottobre 2024 a Salt Lake City, negli Stati Uniti dove, uniche rappresentanti per l’Italia, hanno presentato “A nurse with transcultural training and reflective practice for global health: the synergy of Leininger and Schön theories for professional practice”), frutto di un gruppo di ricerca che oltre a Tucci e Mannini include le infermiere Rossella Aiardi e Lisa Vezzosi.
Un progetto nato da una tesi di laurea
«Tutto è nato con la mia tesi di laurea, dedicata a come le persone di culture differenti si sentivano accolte nell’ambito dei servizi sanitari e a come valutavano l’assistenza – spiega Serena Tucci -. Vennero fuori degli spunti importanti su cui poter riflettere, per le organizzazioni ma anche per la formazione».
«Nello stesso momento stavo lavorando a un progetto europeo sull’accoglienza dei migranti – racconta Antonella Mannini – e decidemmo di unire le due esperienze. Poi esplose la pandemia e il progetto andò a sfumare finché Lisa Vezzosi non mi chiese di essere relatrice della sua tesi che univa la sua esperienza durante una missione umanitaria in Tanzania con le teorie di Madeleine Leininger, massima esponente della Transcultural Nursing, e di Donald Alan Schön, cioè la pratica riflessiva. Un tema che ritornava. Quindi chiesi agli altri: perché non provare a partecipare a un congresso internazionale?».
Ottobre 2024: negli USA per il 50° della Società infermieristica transculturale
E così è arrivata prima la partecipazione da remoto al Congresso annuale della “Transcultural Nursing Society” nell’ottobre 2021 ad Albuquerque (New Mexico), e poi, ad ottobre 2024, in presenza, a Salt Lake City (Utah), in occasione del 50esimo anniversario della società.
«Eravamo le uniche a rappresentare l’Italia a un congresso che vedeva riuniti una cinquantina di Paesi – ricorda Mannini -. Lì abbiamo incontrato una studiosa danese il cui lavoro ci aveva particolarmente interessato perché dedicato alle espressioni del dolore nelle diverse culture. L’abbiamo invitata a Firenze, dove ha incontrato gli studenti di Infermieristica, con i quali è stato affrontato il problema della comunicazione in ambito transculturale, dove la catena di “filtri” (mediatore, familiare, medico, infermiere) che agisce sulla comunicazione con il paziente va a incidere sulla ricchezza del contenuto».
«Le abbiamo anche fatto conoscere i colleghi del territorio e le loro esperienze – aggiunge Tucci -. Ne è emerso che le difficoltà sono simili, perché le politiche vanno sempre a discapito di certi bisogni e di certe necessità».
I corsi con Opi Firenze Pistoia e il lavoro con gli studenti dell’Unifi
«Nel frattempo abbiamo lavorato a una serie di articoli, pubblicati su riviste di settore, dedicati alla sinergia fra l’infermieristica transculturale di Leininger, la teoria della pratica riflessiva di Schön e le esperienze pratiche – racconta Tucci -. In più Opi ci ha dato la possibilità di proporre corsi di formazione Ecm ai colleghi e dal 2021 al 2023 ci sono state tre edizioni molto belle, ricche di scambi e di esperienze».
«Inoltre – aggiunge Mannini – abbiamo proposto agli studenti di Infermieristica attività didattiche elettive che consistevano nel riunirli in gruppi e far loro condividere una situazione che poteva essere ricondotta alla difficoltà di riconoscere nell’altro, nelle espressioni del viso, del corpo o verbali, dei segnali che manifestassero in qualche modo la volontà di entrare in relazione. È stato un bello scambio che ha aperto a molte riflessioni».
L’infermieristica transculturale: accogliere gli altri e la loro alterità senza pregiudizi
Ma cos’è l’infermieristica transculturale e perché negli Usa è un argomento tanto sentito? «Anche se si parla di infermieristica, mi riferisco sempre a tutti i professionisti della cura, perché si tratta di un approccio da condividere a ogni livello – afferma Tucci -. Quando ci si prende cura di una persona si prende in carico tutta la sua essenza, lasciando da parte i pregiudizi e lavorando anche su noi stessi come persone, come operatori, accogliendo gli altri e la loro alterità culturale senza distinzione di cultura, di genere, di sesso, come dice anche l’articolo 3 del nostro codice deontologico».
«Negli Stati Uniti il tema è più sentito perché si deve a un’americana, Maddalena Leninger, la nascita, 50 anni fa, della società infermieristica transculturale – nota Mannini -. La tradizione della transculturalità lì viene da lontano. La ricerca è più approfondita anche sui concetti di analisi e azioni sensibili, per un’assistenza congrua con le abitudini e le tradizioni».
L’approccio sul campo e la necessità di mediazione
Poi c’è l’Italia. Quali sono le difficoltà che hanno trovato i colleghi nel capire le altre culture? «C’è una leggera differenzia fra il territorio e presidi ospedalieri – chiarisce Tucci -. Sul territorio l’infermiere va a domicilio, quindi entra in un ambito privato dove magari si presentano difficoltà non con l’assistito ma con le sue abitudini e tradizioni che in alcuni casi è necessario provare a mitigare. Per quanto riguarda la struttura ospedaliera la difficoltà è più legata al paziente, alla difficoltà di dare seguito al bisogno di raccontarsi da un lato e di capire il dolore dall’altro».
«La cosa che a volte mi suscita un po’ di disagio è vedere travisato il concetto di trascultural nursing come “buonismo” – aggiunge Mannini -. In realtà entrare in relazione con l’altro è un passo veramente essenziale, e il paziente percepisce se l’infermiere si pone con autenticità. Questo tema non riguarda solamente l’infermieristica: tra le cause di malattia, dice la letteratura scientifica, rientrano anche i fattori socio-economici».
Portare i concetti dell’infermieristica transculturale anche tra i cittadini
Un approccio oltre la professione. «Uno dei nostri propositi, oltre a colleghi e professionisti, è sensibilizzare le persone comuni – racconta Tucci -. Siamo riusciti a organizzare un incontro rivolto ai cittadini ad Agliana, in provincia e Pistoia, dedicato a questo tema, al nostro percorso, accogliendo domande, dubbi ed esperienze. Ed è piaciuto molto».
«Crediamo sia importante condividere queste tematiche con la gente proprio perché capisca l’infermiere da che parte sta – aggiunge Mannini -. E poi anche per maturare insieme, nell’ambito di un percorso condiviso».
Perché la comunicazione e il rispetto reciproco sono alla base di tutto. «Per far rispettare alcune regole o situazioni bisogna mettere la persona a conoscenza del contesto, arrivarci insieme, perché un obbligo non porta a nulla – specifica Tucci -. Cercare di spiegare una, due, tre volte se necessario, finché non si riesce a instaurare un rapporto, attivare uno scambio reciproco, e mediare».









