«Ecco come ho salvato una vita con il massaggio cardiaco»

Il racconto della fiorentina Laura Nesti, iscritta a Opi Firenze-Pistoia

Si è salvata dopo essere stata colta da un malore mentre si trovava in acqua in un bagno di Comacchio (Fe). È successo a una turista bolognese di 88 anni che è viva grazie anche l’intervento tempestivo di Laura Nesti, fiorentina, laureata nel 2001 come tecnico sanitario di laboratorio biomedico e che nel 2005 ha conseguito una seconda laurea come infermiera. La professionista è assunta dal 2004 a Careggi, per un anno ha lavorato come infermiera ma poi è tornata a fare il tecnico sanitario di laboratorio proprio al servizio trasfusionale dell’ospedale fiorentino. 

Il giorno del malore, allo stesso bagno di Laura, che stava trascorrendo la sua giornata al mare con marito e figlio, c’era anche Carlo Conati, medico chirurgo brissinese, in vacanza con la famiglia, intervenuto con l’infermiera per soccorrere la donna. Ai due sanitari sono subentrati dopo circa mezzora quelli del 118. Trasportata in elisoccorso all’ospedale di Cona (Ferrara), l’anziana è arrivata con il cuore in attività. Abbiamo intervistato Laura per capire come sono andati i fatti. 

Come ha gestito i momenti concitati?

«Quando ho capito che c’era un problema serio, sono corsa subito verso la riva. C’erano due persone, tra cui mio marito, che stavano soccorrendo la donna per tirarla fuori dall’acqua. Mi sono subito resa conto della gravità della situazione. Abbiamo iniziato quindia praticare le Rcp (rianimazione cardiopolmonare), cercando di svuotare il più possibile le vie aeree dall’acqua che era entrata nei polmoni. Abbiamo provato a proseguire con il Dae, ma ci segnalava che la paziente non era defibrillabile. Abbiamo proseguito dunque con il massaggio cardiaco manuale».  

Per quanto tempo è andato avanti l’intervento prima dell’arrivo dei soccorsi?

«L’ambulanza è arrivata dopo circa mezzora, sono arrivati prima i soccorsi via terra e dopo qualche minuto è arrivato anche l’elisoccorso. Nel frattempo, non abbiamo mai smesso di praticare l’Rcp».

Cosa è stato determinante per dare alla signora la speranza di sopravvivere?

«Determinante per la vita della signora è stata l’immediatezza del nostro intervento.

Ha avuto modo di sapere come sta oggi la paziente?

«La signora dopo due giorni è stata estubata. I famigliari sono venuti a salutarci e a ringraziarci per quanto fatto». 

Quali sono gli errori più comuni che, in situazioni come questa, bisogna evitare?

«Bisogna mantenere sangue freddo, rimanendo concentrati solo sul salvataggio. Non si deve pensare che solo i sanitari debbano conoscere le manovre salvavita e, dunque, praticarle. Tutti dovrebbero saperle effettuare in casi di emergenza. Io stessa mi aggiorno in autonomia e privatamente». 

Qual è il messaggio più importante che le lascia questa vicenda?

«Penso che questa formazione vada garantita, completa dei vari aggiornamenti, a tutto il personale sanitario. La mia soddisfazione più grande è sapere che la signora sia viva e, a seguito di Tac, non siano emersi traumi o danni celebrali dopo le nostre manovre salvavita».

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