Ecco lo studio sull’ictus dell’infermiera Maria Pieri e di Chiara Romano, tutor didattico
Lo studio di Maria Pieri, infermiera (presso Rsa Gignoro di Firenze), e Chiara Romano, tutor didattico del corso di laurea Infermieristica all’Università Statale di Milano, si intitola “L’ictus nella percezione comune: indagine conoscitiva sulla consapevolezza di segni, sintomi e fattori di rischio tra la popolazione civile“.
Si tratta di una delle principali emergenze mediche e una delle patologie di maggior rilevanza ed impatto sanitario a livello mondiale: rappresenta infatti la prima causa di disabilità e tra le prime di mortalità. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (2024), ogni anno colpisce circa 12 milioni di persone nel mondo, ma fino al 90% dei casi potrebbe essere prevenuto.
Ulteriori studi evidenziano inoltre come solo un terzo delle persone colpite da ictus ne è consapevole. Mentre la maggioranza non riconosce i sintomi tipici di un evento cerebrovascolare. (Osservatorio Ictus Italia, 2018). Questa scarsa conoscenza contribuisce a quello che viene definito “ritardo evitabile”, ovvero il tempo intercorso tra l’insorgenza dei sintomi e la somministrazione della terapia più appropriata.
Il tempo, per contro, è determinante nell’efficacia del trattamento. La rapidità con cui il paziente riceve le cure adeguate può incidere notevolmente sulla prognosi, riducendo il rischio di disabilità permanente o di esito fatale. L’ictus infatti rientra tra le patologie time-depending, ovvero eventi per i quali le conseguenze (outcome clinico) siano fortemente condizionate da decisioni e interventi messi in atto nelle prime ore dall’insorgenza dei sintomi.
Ictus: obiettivi dello studio e strategie di prevenzione
È da tale consapevolezza che nasce questo studio, che ha dunque l’obiettivo di valutare quanto la popolazione conosca e riconosca realmente l’ictus, i suoi segni e sintomi e i fattori di rischio, al fine anche di proporre strategie efficaci di prevenzione e sensibilizzazione.
In particolare, lo studio si propone di analizzare la consapevolezza dell’impatto dell’ictus sulla salute pubblica; il riconoscimento di segni e sintomi. E ancora, la conoscenza dei fattori di rischio; i comportamenti adottati in caso di sospetto ictus; l’origine delle conoscenze possedute.
Metodologia: 20 domande e varie sezioni
È stata condotta un’indagine osservazionale descrittiva tramite questionario, diffuso in modalità digitale attraverso piattaforme e canali social, e rivolto a tutta la popolazione, a esclusione di individui con formazione sanitaria. Il questionario si compone di 20 domande, per lo più a risposta multipla. È strutturato in sezioni dedicate a dati generali anagrafici dei partecipanti; item a carattere epidemiologico sull’ictus. E ancora, riconoscimento dei segni e dei fattori di rischio; comportamenti adottati in caso di sospetto ictus. Infine, origine delle conoscenze dei rispondenti.
Il questionario è rimasto sui social in compilazione per 7 settimane e i dati raccolti sono stati analizzati utilizzando la statistica descrittiva, ricavando frequenze assolute e percentuali, identificando eventuali medie e mode e valutando la distribuzione delle risposte all’interno del gruppo dei rispondenti.
Ictus: principali risultati dello studio
I rispondenti sono stati 258, con una distribuzione piuttosto equilibrata tra uomini e donne e un’età prevalente tra i 18 e 74 anni.
In prima istanza abbiamo chiesto ai partecipanti se sapessero cosa fosse un ictus, e a coloro che hanno risposto di “Si” (95,7%) abbiamo chiesto di dichiarare quanto si ritenessero preparati sull’argomento. Il 70,9%dei partecipanti ha dichiarato di ritenersipoco preparato, mentre solo l’1%ha dichiarato di ritenersi molto preparato (Fig. 1).

Per quanto riguarda il riconoscimento dei segni e sintomi, il sintomo maggiormente identificato è risultato essere l’alterazione del linguaggio (97%), mentre quello meno riconosciuto la cefalea (62,8%) (Fig. 2).

Complessivamente, solo il 21,7% dei rispondenti ha identificato correttamente tuttii segni e sintomi proposti.
Sono state poi valutate le distribuzioni dell’età dei rispondenti in relazione alle capacità di riconoscere i segni e sintomi. Nella fascia di età superiore ai 45 anni la proporzione di soggetti che riconoscono correttamente i sintomi è pressoché equivalente a quella di coloro che non li riconoscono; tra i soggetti under 30si evidenzia una maggiore differenza: proporzionalmente sono più i giovani che non riconoscono i sintomi rispetto a quelli che li individuano correttamente. Un dato che è emerso inoltre è che alcuni partecipanti (16,7%) hanno confuso i sintomi dell’ictus con quelli di altre patologie, come il dolore toracico, tipico dell’infarto del miocardio.
Successivamente è stato analizzato il comportamento dei partecipanti in caso di sospetto ictus (Fig. 3) e la percezione dell’importanza di un intervento tempestivo (Fig. 4).


Come si nota dai grafici, in entrambi i casi quasi il 90% ha indicato il comportamento corretto in caso di sospetto ictus, ovvero chiamare immediatamente i soccorsi, e la massima importanza di agire in fretta. E’ anche da rilevare che il 75% di coloro che non sceglierebbero di chiamare i soccorsi in caso di sospetto ictus, hanno comunque riconosciuto la massima priorità di agire in fretta. Si può dedurre che una parte della popolazione non identifica la chiamata ai soccorsi come la via più rapida per ricevere assistenza, che costituisce invece la prima e fondamentale fase della rete ictus.
Ecco cosa emerge dallo studio per i fattori di rischio ictus
In relazione ai fattori di rischio, lo studio evidenzia che la maggior parte dei soggetti li riconosce se proposti, ma fatica a elencarli spontaneamente. Questo risultato, combinato con il dato riscontrato in precedenza relativo all’attribuzione all’ictus di sintomi tipici di altre patologie tempo-dipendenti, come il dolore toracico, suggerisce una conoscenza parziale dell’argomento. Tale evenienza può essere imputabile al fatto che vi è una maggiore attenzione nei riguardi delle malattie cardiovascolari e anche una più ampia divulgazione. Infatti, come già detto, i partecipanti hanno avuto difficoltà nel citare spontaneamente i fattori di rischio dell’ictus. Ma sono stati capaci di individuarli correttamente se proposti. Questo presumibilmente perché per la maggior parte sono sovrapponibili a quelli delle malattie cardiovascolari. Parte della popolazione probabilmente non ne è consapevole. In particolare, appare non sempre chiara l’associazione tra rischio cardiovascolare e cerebrovascolare. E inoltre, una parte minoritaria dei rispondenti mostra consapevolezza del legame esistente tra fibrillazione atriale e ictus.
Di nuovo sono i giovani sotto i 30 anni che risultano i meno informati: tra i soggetti che non hanno saputo identificare i fattori di rischio, più della metà (62,5%) sono soggetti under 30 (Fig. 5).

Informazione della popolazione
Abbiamo indagato inoltre l’origine delle conoscenze possedute dai partecipanti, da cui è emerso che circa un terzo ha beneficiato delle attività divulgative dei media, un terzo le ha apprese da esperienze personali e un altro terzo dichiara di non avere sufficienti conoscenze tali da attribuirgliene un’origine (Fig. 6).

Questo è un dato preoccupante, perché significa che le attività divulgative finora proposte sono riuscite a raggiungere solo un terzo della popolazione indagata, e che un’altra porzione considerevole viene a conoscenza dei sintomi precoci e dei fattori di rischio per l’insorgenza dell’ictus solo perché ha già vissuto da vicino questa esperienza. Diventa dunque chiara la necessità di promuovere le conoscenze a priori, invece che a posteriori, quando ormai è troppo tardi.
Considerazioni conclusive e possibili implicazioni per la pratica infermieristica
Dall’analisi emerge una conoscenza complessivamente discreta su alcuni aspetti dell’ictus, ma con lacune significative su altri elementi essenziali.
I risultati confermano che, nonostante la presenza di conoscenze di base nei cittadini, persistono criticità nel riconoscimento completo dei sintomi e nella comprensione dei fattori di rischio, aspetti che possono contribuire a ritardi nell’attivazione dei percorsi tempo-dipendenti.
Al fine di proporre nuove strategie divulgative e informative, appare importante promuovere campagne di sensibilizzazione per periodi continuativi, riportando messaggi chiari, sintetici e facilmente memorizzabili. Ma anche, personalizzando lo stile di comunicazione e adattando metodo e linguaggio in base alla popolazione target e agli strumenti in nostro possesso.
Un focus sulla fascia giovanile
In particolare la fascia giovanile, spesso meno raggiunta dalle tradizionali campagne di sensibilizzazione, e quindi più esposta alla disinformazione, costituisce una risorsa. E può rivelarsi strategica su cui orientare le future azioni divulgative, in quanto porzione di popolazione con maggiore potenziale di apprendimento. Investire in questa popolazione significa gettare le basi per una futura nuova generazione di adulti e anziani. Generazione maggiormente consapevole e preparate sul riconoscimento e la gestione dell’ictus.
A questo scopo, viene inserita una proposta di campagna informativa digitale. È destinata ad essere diffusa tramite piattaforme social. Questo per raggiungere i più giovani (e non solo), come strumento di educazione sanitaria più moderno, attuale e quotidiano, che meglio si adatti ai metodi comunicativi del giorno d’oggi. Questa campagna digitale si propone, grazie a grafiche ed immagini accattivanti, di veicolare dei contenuti chiari ma di impatto. Sono prevenzione primaria: promuovere comportamenti corretti e stili di vita sani; riconoscimento precoce di segni e sintomi; attivazione celere del servizio d’emergenza territoriale.
In questo processo l’infermiere è in primo piano, in quanto educatore e divulgatore, in grado di tradurre il linguaggio scientifico in messaggi comprensibili a tutti. In grado di promuovere stili di vita sani, con il fine di rendere gli individui consapevoli e responsabili della propria salute.

BIBLIOGRAFIA
Istituto Superiore di Sanità. (2024). L’ictus colpisce 12 milioni di persone nel mondo. Ma con la prevenzione si può evitare fino al 90% dei casi. Il punto sull’ictus con gli esperti Iss.
Disponibile da: https://www.iss.it/-/giornata-mondiale-dell-ictus-2024-colpisce-12-milioni-di-persone-nel-mondo-ma-con-la-prevenzione-si-puo-evitare-fino-al-90-dei-casi-il-punto-sull-ictus-con-gli-esperti-iss#:~:text=A
Osservatorio Ictus Italia. (2018). Rapporto 2018 sull’ictus in Italia. Disponibile da: https://storagehub.homnya.net/cmsimage/allegati/allegato4670478.pdf
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