Beatrice Tavanti: «L’enteropatia a ciuffi e la mia scelta infermieristica»

Ecco l’esperienza dell’infermiera che ha scelto questa professione e di non arrendersi

L’ultima puntata dell’anno 2025 di “OPIdee”, podcast dell’Ordine delle professioni infermieristiche Firenze-Pistoia, ha ospitato Beatrice Tavanti. La neoinfermiera ha scelto di raccontarsi partendo dalla sua esperienza personale. Beatrice ha dedicato la sua tesi di laurea all’enteropatia a ciuffi, una rara patologia congenita dell’intestino di cui lei stessa è affetta, che compromette l’assorbimento dei nutrienti. Questa malattia, presente fin dalla nascita, richiede spesso nutrizione parenterale, oltre che un percorso di cure lungo e complesso.

Nel corso dell’intervista, Beatrice ha raccontato il suo vissuto con la malattia, le difficoltà affrontate e come questa esperienza abbia influenzato profondamente il suo percorso di vita, fino alla scelta di diventare infermiera. Un dialogo autentico che mette al centro con razionalità resilienza, passione per la professione e valore dell’assistenza infermieristica. In questo caso vissuta anche dalla parte di chi è in cura.

«Sin da bambina sapevo che avrei fatto la mia tesi sull’enteropatia a ciuffi»

«Non ho mai avuto dubbi su quello che avrei voluto fare da grande – ha affermato Beatrice -. Ho sempre voluto diventare infermiera per non fare gli stessi errori che sono stati fatti con me. Quindi ho deciso fin da piccola che la mia tesi doveva essere basata sul mio vissuto. Perché farlo conoscere a più persone possibili per me è un modo per contribuire a migliorare la vita di chi è affetto dalla mia stessa patologia. Ho una displasia cronica intestinale, con un’insufficienza dei villi intestinali. E per fare la diagnosi è necessario sottoporsi all’esofago gastro-duodenoscopia. I sintomi sono arrivati alla seconda settimana di vita: vomitavo il latte materno. La diagnosi, invece, quando avevo sette mesi e mezzo. Questo perché le manifestazioni sono molto generiche. Sono come quelle di tantissime patologie gastrointestinali, dal vomito ai crampi addominali. Per questo motivo i medici l’avevano confusa con l’intolleranza al latte e la celiachia. È una patologia cronica che negli anni mi ha portata a dover seguire uno stile di vita diverso da tutti. Nella mia adolescenza, infatti, non ho potuto fare alcune cose come i miei coetanei. Per esempio, uscire la sera, fare sport o un bagno in piscina. Mi sono limitata a bagnare solo i piedi nell’acqua mentre i miei amici facevano il bagno. Chi è affetto dall’enteropatia a ciuffi è un paziente fragile, che può aver bisogno di una spiegazione e una parola di conforto in più. Visto che è una patologia difficile da diagnosticare. Per questo motivo ritengo che sia molto importante parlarne il più possibile per diffonderne la conoscenza, non solo ai pazienti e familiari».

«Nel mio futuro mi auguro di lavorare al Meyer»

«Dopo aver iniziato il percorso universitario nell’ambito infermieristico ho potuto imparare molto di più sull’ all’enteropatia a ciuffi – continua -. Negli anni c’è stata un’evoluzione sotto tanti aspetti, l’ho metabolizzata in primis sulla mia pelle e poi l’ho portata “in campo” anche nella pratica assistenziale». Beatrice ha scelto di fare il tirocinio al Meyer di Firenze, nello stesso reparto che aveva seguito anche lei da bambina. «Non ho detto a nessuno delle mie problematiche finché il tirocinio non è terminato – racconta -. Non nego che ritornare in quel posto, in quei corridoi, sia stata un’emozione grandissima. Ma farlo da infermiera è stata anche una bella soddisfazione. In futuro? Mi auguro di poter fare un’esperienza lavorativa all’estero e tornare a lavorare al Meyer».

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