Salute e povertà, il ruolo degli infermieri nel sostegno ai più fragili

L’approfondimento di Oreste Bazzani, infermiere – Firenze

La situazione di salute del nostro pianeta necessita di attenzione, non solo da parte degli Stati e dei Governi, ma anche da parte dei professionisti sanitari. Scopo di questo contributo sul legame fra salute e povertà è quello di mettere in evidenza come, di fronte a una situazione internazionale e nazionale caratterizzata da forti diseguaglianze nell’accesso alle possibilità di cura, la salute divenga un bene socialmente definito, alla cui cura e tutela l’infermiere deve partecipare, proponendo innovazioni e garanzie per le fasce di popolazione più fragili.

Salute e mondo occidentale

Se guardiamo le condizioni dei cittadini del mondo occidentale, potremmo constatare come le malattie croniche non trasmissibili rappresentino nel loro insieme la principale causa di perdita di salute e di benessere (Scafato, 2025); nel resto del mondo è invece la povertà economica la principale causa di malattia e disagio. Già nel 2005 circa 1,4 miliardi di persone vivevano con meno di 1 $ al giorno (Duflo, 2021).

In Italia si stima che nel 2024 siano state oltre 2,2 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta

In Italia si stima che nel 2024 siano state oltre 2,2 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, una situazione in cui il reddito è al di sotto di quello delle famiglie povere: è la condizione di 5,7 milioni di italiani ai nostri tempi. Sia le famiglie povere che quelle in povertà assoluta difficilmente riescono ad emanciparsi da questo stato: l’Istat certifica che chi era povero l’anno precedente lo è anche nell’anno seguente (Duflo, 2021). In effetti la stabilità della povertà è un dato constante nel nostro pianeta: chi è povero in genere lo rimane per molto tempo, ed a ogni anno si aggiunge una nuova quota di poveri che lo saranno per molti altri anni.

Se chi è povero di salute lo è anche economicamente, tenderà a restare in condizioni di malattie e povertà più a lungo

La più importante strategia per combattere la povertà economica, a livello mondiale ma anche locale, è quello di finanziare con progetti di sviluppo gli stati, le popolazioni, i gruppi sociali e gli individui. L’idea alla base di queste strategie è che se fornisco risorse ad un povero, questo ben presto attuerà delle strategie per uscire dalla sua condizione: questa visione è alla base dell’idea di economia e di mercato della scuola di Chicago (Duflo, 2021). Tuttavia, è dimostrato che il povero è tale poiché, essendo impegnato a sopravvivere, non ha il tempo ed i mezzi per sviluppare strategie di uscita della povertà (5): in altre parole, se devo riuscire a tirare avanti alla giornata, al termine di ogni giorno ho speso tutte le mie energie per questo, senza tempo né risorse per capire come uscire da questa condizione.

Secondo A. Sen (Sen, 2000) la povertà è da intendersi non solo in senso economico, bensì come privazione delle capacità elementari, della libertà di sviluppare le proprie potenzialità e di perseguire i propri obiettivi, dell’istruzione e della salute: dalla nostra prospettiva, ci preme sottolineare che la povertà equivale a privazione della salute. Chi è in condizioni di malattia è anche “povero” in termini di salute. Se chi è povero di salute lo è anche economicamente, tenderà a restare in condizioni di malattie e povertà più a lungo. Ma se chi è malato non è neppure libero di realizzare quel che veramente vuol fare, si ammalerà più facilmente e rimarrà in condizione di malattia più a lungo.

Uno sguardo all’economia sociale

Esiste però da tempo una forma di economia che rende possibile l’uscita dalla condizione di povertà, sia economica che socioculturale: l’’economia sociale. Questa si fonda su un modello in cui le organizzazioni sociali, (cooperative, associazioni, fondazioni, ONG etc.), operano con l’obiettivo di soddisfare bisogni collettivio sociali, piuttosto che di generare profitto per i propri membri o per gli azionisti. Queste organizzazioni si caratterizzano per il loro impegno a favore del benessere della comunità e per il rispetto di principi come la solidarietà, la partecipazione, l’inclusione, la condivisione, la accoglienza. In sintesi, l’economia sociale si distingue per il suo approccio inclusivo e orientato al benessere integrale, puntando a creare valore sociale basato sulla cultura del bene comune.

ll concetto di bene comune va oltre il tradizionale ambito pubblico, coinvolgendo inevitabilmente la responsabilità dei cittadini e delle organizzazioni no profit. Sebbene le istituzioni pubbliche abbiano un ruolo cruciale nella gestione dei beni comuni, la loro cura e valorizzazione dipendono in larga misura dall’impegno attivo di tutti, compresi i cittadini e gli attori economici. Il bene comune, infatti, non riguarda solo risorse tangibili come l’ambiente, la cultura o la salute pubblica, ma anche beni intangibili come la fiducia reciproca, la coesione sociale e il senso di responsabilità collettiva. Ciò significa che i cittadini, oltre a beneficiare dei servizi pubblici, hanno la possibilità e il dovere di essere attori proattivi nella gestione di questi beni, attraverso comportamenti responsabili e partecipativi.

L’economia sociale gioca un ruolo fondamentale nel promuovere una visione condivisa del bene comune

Di conseguenza, se la povertà economica è un fattore di rischio per le malattie e la povertà quale deprivazione di competenze determina malattia e ne impedisce la fuoriuscita, la gestione dei beni comuni riduce la povertà economica e di competenze, quindi la quota di malattia in un gruppo sociale, ma anche a livello individuale.

L’economia sociale, in questo senso, gioca un ruolo fondamentale nel promuovere una visione condivisa del bene comune, in cui le organizzazioni sociali contribuiscono non solo a generare benessere materiale, ma anche a rafforzare i legami sociali e a sviluppare una cultura della solidarietà e della collaborazione. Sappiamo infatti che la povertà economica si traduce sempre anche in povertà sociale e relazionale. Questo modello economico mette in evidenza che la responsabilità per il bene comune non è solo delle istituzioni pubbliche, ma soprattutto di ogni individuo e di ogni attore economico, che sono chiamati a partecipare attivamente alla sua costruzione e protezione.

La tutela della salute e la promozione del benessere integrale, che non è solo salute, richiede un approccio integrato e sistemico

Questa non può solo essere vista come partecipazione a ciò che le istituzioni hanno predeterminato nell’ambito delle loro competenze. Deve andare oltre. Deve avere la possibilità di predeterminare accanto alle istituzioni. Anzi ci sono aree nella vita sociale e politica in cui le istituzioni pubbliche dovrebbero avere un ruolo marginale, di supporto alla gestione dei beni comuni da parte dei cittadini. Ad esempio, così dovrebbe essere per l’ambito culturale, o nella gestione della propria salute e benessere.

Il concetto di intersettorialità è centrale: le problematiche di salute sono spesso intrecciate con altre questioni sociali ed economiche

La tutela della salute e la promozione del benessere integrale, che non è solo salute, richiede un approccio integrato e sistemico che consideri tutte le interrelazioni tra i diversi settori e i fattori che influenzano il benessere delle persone. Un approccio intersettoriale globale, multisettoriale e multilivello riconosce che la salute non dipende solo dai servizi sanitari, ma anche da una vasta gamma di determinanti culturali, sociali, economici e ambientali, come il lavoro, l’istruzione, l’ambiente, il clima e le politiche abitative.

Il concetto di intersettorialità è centrale in questo contesto, in quanto le problematiche di salute sono spesso intrecciate con altre questioni sociali ed economiche. Ad esempio, un ambiente inquinato, la mancanza di accesso a un’educazione indipendente e di qualità, o condizioni abitative inadeguate possono avere un impatto diretto sulla salute di una comunità. Pertanto, la salute deve essere vista come il risultato di una serie di fattori che vanno oltre i confini dei singoli settori e richiedono interventi coordinati e complementari.

La sussidiarietà circolare, un approccio per rispondere in modo integrato ai bisogni emergenti legati a salute e povertà

Il principio di sussidiarietà circolare si inserisce in questo quadro come un modello che promuove una gestione condivisa e responsabile, in cui diversi livelli di governo istituzionale (locale, regionale, nazionale) e la società civile cooperano per affrontare le sfide complesse. La sussidiarietà implica che gli interventi siano adottati al livello più vicino possibile ai cittadini, in un’ottica circolare, dove la collaborazione tra i vari attori – dal settore pubblico al privato, dalle istituzioni alle organizzazioni della società civile – è fondamentale per risolvere i problemi in modo efficace.

Nel contesto sanitario, la sussidiarietà circolare potrebbe tradursi in politiche che coinvolgono non solo i sistemi sanitari pubblici, ma anche le iniziative delle comunità locali, le imprese sociali, le organizzazioni di volontariato e le stesse singole persone e loro sistemi familiari e di comunità. Tutti questi soggetti sono chiamati a lavorare insieme mantenendo tuttavia la propria autonomia ed indipendenza, per affrontare le disuguaglianze sociali, migliorare l’accesso ai servizi e promuovere politiche pubbliche che rispondano in modo integrato ai bisogni emergenti. L’approccio proposto è di adottare un modello di governance più partecipato, integrato e orientato alla soluzione dei problemi globali, facendo sì che la salute non sia solo una questione di cure, ma un obiettivo che abbraccia tutti gli aspetti della vita sociale, culturale, economica e ambientale.

Infermiere e salute oggi

Qual è il ruolo dell’infermiere in questo quadro? Sappiamo che l’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC) è il professionista sanitario che fornisce assistenza infermieristica sul territorio, lavorando direttamente con cittadini, famiglie e comunità per promuovere la salute, prevenire le malattie e gestire le patologie croniche. Svolge un ruolo proattivo, collaborando con altre figure professionali, e supporta le persone nella gestione dei propri bisogni di salute a domicilio e nel contesto familiare, integrando cure e servizi sociosanitari ed attivando azioni di prevenzione (Scalorbi et al., 2022).

L’attività infermieristica territoriale è assolutamente indispensabile, l’infermiere dovrebbe però fare anche altro per promuovere lo sviluppo della cultura del bene comune

Quindi l’IFeC svolge azioni di promozione della salute e prevenzione, promuovendo stili di vita sani anche attraverso interventi educativi nella comunità. Lavora a stretto contatto con altre figure professionali (come medici di medicina generale, assistenti sociali, specialisti, altri) servizi sanitari e associazioni di volontariato per garantire un’assistenza completa e continua. Ma i livelli di povertà, di malattia, di riduzione del benessere sono in costante aumento. L’attività infermieristica territoriale è assolutamente indispensabile, l’infermiere dovrebbe però fare anche altro: rendersi attivo non solo nella rete dei servizi sanitari ma anche sociali (oggi purtroppo ancora nettamente separati) per promuovere lo sviluppo della cultura del bene comune, quale figura di connessione tra le risorse della comunità, orientando le capacità dei cittadini e dei gruppi sociali di autopromuovere le proprie condizioni di vita.

L’esperienza multisettoriale e multilivello nella periferia danese di Tingbjerg

In tal senso un esempio significativo è l’esperienza danese di Tingbjerg, una delle periferie più problematiche di Copenaghen, con tassi di violenza, vandalismo e diabete superiori alla media. Nel 2015 P. Bloch, ricercatore senior presso lo Steno Diabetes Center di Copenaghen, ha scelto questo sobborgo per un progetto volto a ridurre l’incidenza del diabete-2, a quel momento molto superiore alla media. Ma fin dall’inizio l’approccio è risultato multisettoriale e multilivello, basandosi sulla collaborazione tra l’istituto Steno Diabetes Center, il Comune di Copenaghen e le associazioni abitative locali, per creare prima di tutto una percezione condivisa di una comunità sicura e protetta.

Infatti, come afferma Bloch, le persone che si sentono sicure passano meno tempo nei loro appartamenti, si fidano di più e traggono più piacere nella compagnia reciproca. Sentirsi sicuri è un prerequisito fondamentale per migliorare la salute. Il progetto prevedeva iniziative guidate da pari, ad esempio donne immigrate ben integrate (Tingbjerg ha una forte percentuale di abitanti non danesi) che insegnavano ad altri a cucinare cibi più sani, coltivavano ortaggi nell’orto comune, le accompagnavano agli esami medici, ecc. Bloch è convinto che la salute sia creata principalmente da altri stakeholder oltre al settore sanitario: il sistema sanitario può fornire trattamenti e prescrivere medicine, ma non è direttamente coinvolto in ciò che costituisce una vita sana e buona. Questo si crea nella tua vita quotidiana, dove vivi, nel parco giochi, al supermercato, all’asilo, al club di calcio, nell’orto comunitario.

I risultati del progetto: la gestione dei beni comuni della comunità incide profondamente sui livelli di salute e pevertà

A distanza di 10 anni i risultati sono impressionanti: non solo l’incidenza del diabete 2 è ora in linea con la media nazionale, ma la criminalità violenta è diminuita e persino i voti nella scuola locale sono migliorati notevolmente, trasformando Tingbjerg in una sorta di normale cittadina danese. Questa esperienza dimostra come attivare la gestione dei beni comuni della comunità incide profondamente sui livelli di salute e di benessere, contemporaneamente riduce i livelli di povertà economica, culturale e sociale. (Høiberg-Nielsen, 2025).

L’infermiere di comunità è una risorsa imprescindibile affinché esperienze simili si possano realizzare anche nei nostri contesti

L’infermiere di comunità è una risorsa imprescindibile affinché esperienze simili si possano realizzare anche nei nostri contesti. Deve però essere maggiormente svincolato da azioni troppo “schiacciate” su una visione di salute e benessere eccessivamente istituzionalizzata e con rigidità eccessive rispetto al rapporto con gli altri operatori della salute e con le istituzioni pubbliche.

BIBLIOGRAFIA

Scafato E. (2025), Introduzione all’APD 2025, in Riv Alcologia e  Benessere Integrale, Vol. 1, n. 0

Duflo E. (2021), Lottare contro la povertà, Laterza, Bari

Istituto Nazionale di Statistica (2024), Rapporto sulla povertà in Italia nel 2024, Roma

Sen A .(2000), Lo sviluppo è libertà, Mondadori, Milano

Scalorbi S., Longobucco Y., Trentin A. (2022), Infermieristica preventiva, di famiglia e di comunità. Mc Graw Hill, Milano

Høiberg-Nielsen B. (a cura di) (2025),Esperienza di Tingbjerg: un modello di salute basato sui beni comuni, Rivista di Alcologia e Benessere Integrale, Vol 2

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