Cosa prevede la Raccomandazione del Ministero della Salute per prevenire violenze contro infermieri e operatori
Le aggressioni ai sanitari continuano a rappresentare una delle principali criticità del sistema assistenziale. Nei reparti ospedalieri, nei servizi territoriali e soprattutto nelle aree ad alta pressione emotiva, come i pronto soccorso, infermieri e operatori sanitari e socio sanitari si trovano sempre più spesso esposti a episodi di violenza verbale, minacce e, nei casi più gravi, aggressioni fisiche. Un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni tali da richiedere interventi strutturati non solo sul piano normativo, ma anche su quello organizzativo.
Aggressioni ai sanitari: i numeri. Gli infermieri sono la categoria maggiormente esposta (55%)
Dalla Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, emerge che nel 2025, in Italia, state quasi 18mila le aggressioni, con oltre 23mila operatori coinvolti (23.367, circa 22mila nel 2024). Le categorie professionali maggiormente interessate sono gli infermieri (55%), seguiti da medici (16%) e operatori socio-sanitari – OSS (11%). Un ulteriore 12% delle segnalazioni riguarda altre figure, tra cui personale non sanitario, operatori di front office (3%), vigilanti, soccorritori e altri addetti ai servizi (9%).
I contesti più ‘caldi’: dall’emergenza urgenza ai servizi di continuità assistenziale
In questo contesto s’inserisce la Raccomandazione del Ministero della Salute per la prevenzione degli atti di violenza nei confronti degli operatori sanitari, un documento che individua precise linee di indirizzo per aiutare le strutture sanitarie a prevenire il rischio e a proteggere il personale durante l’attività assistenziale quotidiana. Questo, in particolare, nell’ambito dei contesti maggiormente esposti: aree di emergenza-urgenza, strutture psichiatriche ospedaliere e territoriali, luoghi di attesa, servizi di geriatria e di continuità assistenziale.
La prevenzione delle aggressioni ai sanitari passa da impianti di videosorveglianza e raccolta dati
Il documento, che incoraggia l’analisi dei luoghi di lavoro e degli ambiti relativi alla relazione di cura, dei rischi correlati e l’adozione di iniziative e programmi volti a prevenire gli atti di violenza, individua precise linee guida per le strutture sanitarie e sociosanitarie. Tra i suggerimenti, quello di installare impianti di videosorveglianza a circuito chiuso, impianti di allarme o altri dispositivi di sicurezza ma anche di registrare tutti gli episodi di violenza occorsi ed elaborare le informazioni raccolte al fine di definire ogni necessaria misura di prevenzione.
Gruppo di lavoro dedicato: tutte le strutture sanitarie e sociosanitarie devono prevederne la costituzione
Richiesta la costituzione di un Gruppo di lavoro dedicato, composto da un referente della Direzione sanitaria o medica di Presidio, un responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, Risk Manager o suo referente, il Medico competente; rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS). Il ruolo del Gruppo di lavoro comprende, tra le altre cose, analizzare le situazioni operative per individuare quelle maggiormente vulnerabili, esaminare i dati e istituire una banca dati sugli episodi di violenza verificatisi nella struttura. E, parallelamente, definire le misure da adottare.
Altro punto chiave, formare il personale sui rischi e sui comportamenti in caso di aggressioni ai sanitari
Altro punto, la necessità di formazione del personale, anche attraverso percorsi ECM, sui rischi connessi con l’attività svolta, inclusi metodi di riconoscimento di segnali di pericolo e metodologie per gestire i pazienti aggressivi e violenti. Inoltre, ciascun operatore deve essere informato dalla propria azienda sulle procedure per la segnalazione di tutti gli episodi di violenza, sulle strategie e norme da adottare per ridurre il rischio nei vari contesti sanitari e socio sanitari ma anche sulle procedure previste in caso di violenza subita e sulle forme di assistenza disponibili.
A questo link è possibile leggere il testo completo della Raccomandazione per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori in ambito sanitario e socio-sanitario a causa dell’esercizio delle loro funzioni









