Ecco lo studio di Maria Beatrice Tessadori e Laura D’Addio
Il ruolo dell’infermiere in situazioni di guerra ha un peso importante. E non solo nell’ambito sanitario. Già nella prima Guerra mondiale sono state numerose le infermiere che hanno fatto sentire la loro voce in opposizione ai conflitti armati. E sin da allora è apparsa chiara, fra le tante difficoltà, anche quella di prestare l’assistenza infermieristica a persone considerate “nemici di guerra”. Inevitabilmente possono nascere conflitti interiori e dilemmi etici profondi. Una storia che si ripete anche alla luce degli eventi odierni. Di questo e di altri aspetti si parla nello studio dal titolo “La guerra toglie il diritto di vivere, quindi tutti i diritti”. Il lavoro è stato preparato da Maria Beatrice Tessadori docente di etica e deontologia infermieristica e vicepresidente del Comitato per l’Etica di Fine vita (CEF), insieme all’infermiera Laura D’Addio.
Infermieri e il sostegno alla pace
Un passaggio dello studio di Maria Beatrice Tessadori e Laura D’Addio sottolinea come anche in queste settimane gli infermieri, tra cui quello di Firenze-Pistoia, si siano mobilitati per la pace.
«Il numero di professionisti della salute che lo scorso 28 agosto ha aderito alla staffetta del simbolico digiuno per Gaza è risultato oltre le aspettative, vedendo l’adesione anche della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) – e di alcuni degli Ordini Provinciali degli Infermieri, tra cui quello di Firenze-Pistoia. Questo non ha il significato di schierarsi dall’una o dall’altra parte, ma intende ribadire che ogni conflitto, in qualsiasi parte del mondo, deve mobilitare il sostegno alla pace da parte di tutti i professionisti che si pre-occupano di aspetti/risvolti inerenti alla salute, quindi anche gli infermieri. Proprio perché è solo con e nella pace che ognuno può avere l’opportunità di vivere, esistere, curarsi, quindi usufruire dei suoi diritti».
Qui il testo integrale di “La guerra toglie il diritto di vivere, quindi tutti i diritti”









