Sanità territoriale in Toscana: il punto con Monica Marini

Evoluzione e nuove sfide del settore nell’intervista alla responsabile assistenza sanitaria territoriale della Regione Toscana

Tracciare un quadro della sanità territoriale in Toscana. Con questo obiettivo Infermierinews ha intervistato Monica Marini, responsabile assistenza sanitaria territoriale, coordinamento dei processi di programmazione della Regione Toscana. Con lei abbiamo ripercorso l’evoluzione della sanità territoriale ed evidenziato i suoi sviluppi futuri, affrontato il tema del suo ruolo nella gestione delle cronicità e fatto il punto sull’organizzazione delle Case di comunità e sul ruolo degli infermieri in questo nuovo comparto.

La Toscana è stata all’avanguardia, fra le Regioni, nella scelta di puntare alla sanità territoriale come elemento strategico. Ci racconta la storia di questo percorso?

La Toscana ha iniziato a investire sulla sanità territoriale molto prima che questo tema diventasse centrale nel dibattito nazionale.  La storia dell’assistenza territoriale in Toscana ha radici lontane, ma assume una forma moderna soprattutto negli  anni Novanta quando la Regione avvia un processo di riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, introducendo i distretti come punto di riferimento per i servizi territoriali e favorendo l’integrazione tra sanità e servizi sociali. 

A partire dai primi anni Duemila la Toscana investe maggiormente nell’assistenza domiciliare e nella gestione delle malattie croniche, con l’obiettivo di ridurre i ricoveri ospedalieri. Nel 2011 iniziano a diffondersi le Case della salute, strutture pensate per offrire cure continue e coordinate vicino al luogo di vita delle persone

Alle case della salute si sono affiancate le cure intermedie, l’assistenza domiciliare integrata e la sanità d’iniziativa. La pandemia ha reso evidente quanto questa scelta fosse strategica e ha accelerato un processo che in Toscana era già strutturalmente avviato. Le case della salute sono diventate un modello, nazionale, per lo sviluppo delle nuove Case di comunità. 

Dal 2021, grazie alle risorse Pnrr e al decreto ministeriale 77 del 2022,  la Regione ha ulteriormente potenziato l’assistenza territoriale, puntando su nuovi modelli organizzativi e sul rafforzamento dei servizi di prossimità.

In che modo, oggi, il tema della sanità territoriale si intreccia alle necessità imposte dalla sempre più diffusa cronicità, dall’invecchiamento della popolazione e dallo spopolamento delle aree interne?

Questi fenomeni rappresentano la vera sfida dei prossimi decenni. Una popolazione sempre più anziana e affetta da patologie croniche richiede un sistema capace di accompagnare le persone nel tempo, evitando ricoveri impropri e frammentazione delle cure. La sanità territoriale consente di rispondere a questi bisogni attraverso modelli di presa in carico continuativa, multidisciplinare e di prossimità. Nelle aree interne e meno densamente popolate l’integrazione tra servizi sanitari, sociali, telemedicina e assistenza domiciliare giocano un ruolo strategico. È qui che si gioca la sostenibilità del sistema sanitario pubblico.

A che punto è l’organizzazione delle Case di comunità?

Oggi siamo in una fase avanzata sia sul piano infrastrutturale sia su quello organizzativo. Molte strutture sono già operative o in fase di attivazione; parallelamente stiamo lavorando alla definizione dei modelli organizzativi e professionali, consapevoli che la Casa di comunità non è solo un edificio ma un nuovo modo di lavorare: équipe multiprofessionali, integrazione con i servizi sociali, ruolo centrale dell’assistenza infermieristica e forte collegamento con la comunità locale. La sfida principale è rendere questi luoghi realmente riconoscibili e accessibili per i cittadini.

Quale sarà nei prossimi anni il ruolo degli infermieri al loro interno?

Il ruolo degli infermieri sarà centrale e strategico. Gli infermieri rappresentano il punto di continuità dell’assistenza, il riferimento per il cittadino e la famiglia, soprattutto nella gestione della cronicità e della fragilità. Nelle Case di comunità gli infermieri svolgeranno funzioni di presa in carico, educazione terapeutica, coordinamento dei percorsi assistenziali e integrazione con il domicilio. In particolare la figura dell’infermiere di famiglia e comunità è destinata a diventare uno dei pilastri del nuovo modello territoriale, valorizzando competenze cliniche, relazionali e organizzative.

In quali altri modi si articolerà la sanità territoriale in Toscana?

Oltre alle Case di comunità, la sanità territoriale si articolerà attraverso un rafforzamento dell’assistenza domiciliare, delle cure intermedie, degli ospedali di comunità e dei servizi di prossimità. La telemedicina e le tecnologie digitali avranno un ruolo crescente nel monitoraggio dei pazienti cronici e nella continuità assistenziale.  Fondamentale sarà anche l’integrazione tra sanitario e sociale, il lavoro in rete con il terzo settore e il coinvolgimento attivo delle comunità locali. Il territorio non è solo un livello di erogazione delle cure, ma un vero ecosistema di salute.

Centrale saranno la salute mentale e l’attenzione alle dipendenze all’interno di un modello che punta su prossimità e continuità delle cure, integrazione socio-sanitaria, prevenzione, presa in carico precoce e lavoro di rete anche al fine di ridurre lo stigma e le ospedalizzazioni, migliorando qualità di vita e inclusione.

Stanno nascendo i corsi di laurea magistrali sull’assistenza territoriale: a che punto siamo in Toscana e quale sarà il loro valore aggiunto?

Regione Toscana è disponibile  a sostenere ed aiutare questi percorsi. I corsi di laurea magistrali dedicati all’assistenza territoriale, da organizzare con la collaborazione di Università e Aziende sanitarie, sono un passaggio fondamentale per accompagnare l’evoluzione dei modelli organizzativi.

Il valore aggiunto di questi percorsi sarà la formazione di professionisti con competenze avanzate nella gestione della complessità, nella programmazione dei servizi, nella leadership clinica e nell’integrazione multiprofessionale. Investire nella formazione significa garantire qualità, innovazione e sostenibilità alla sanità territoriale del futuro.

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