La riflessione a margine dell’intervista rilasciata dall’assessora Monni a questo giornale
Le recenti dichiarazioni dell’Assessora alla Sanità sullo stato e sulle prospettive del sistema sanitario in Toscana, espresse in una recente intervista rilasciata ad Infermierinews, si collocano in un contesto complesso, segnato da carenze strutturali di personale, incremento della domanda assistenziale, invecchiamento della popolazione e progressiva traslazione dell’assistenza dall’ospedale al territorio, in coerenza con il DM 77/2022 e con gli indirizzi del PNRR. In tale quadro, le posizioni espresse dall’Assessora Monni appaiono decisamente orientate alla ricerca di soluzioni pragmatiche per garantire continuità dei servizi e sostenibilità del sistema.
Una riflessione più approfondita su alcuni nodi critici visti da un Ordine professionale
Come Ordine professionale, riteniamo doveroso riconoscere la correttezza dell’analisi macro-organizzativa proposta: la sanità pubblica è oggi chiamata a garantire risposte rapide, flessibili e capillari, in un contesto di risorse limitate e crescente complessità clinico-assistenziale. Tuttavia, una lettura professionale ci impone di integrare tale visione con una riflessione più approfondita su alcuni nodi critici che, se non adeguatamente affrontati, rischiano di tradursi in un incremento del rischio clinico e in una progressiva perdita di qualità percepita e reale dell’assistenza.
Garantire la continuità dei servizi nel sistema sanitario in Toscana: un approfondimento tecnico
Uno degli elementi centrali richiamati dall’Assessora riguarda la necessità di garantire la continuità dei servizi, anche attraverso modelli organizzativi innovativi e flessibili. Questo obiettivo è pienamente condivisibile. Tuttavia, dal punto di vista ordinistico, la continuità non può essere interpretata esclusivamente come “copertura operativa”, ma deve essere intesa come valorizzazione di competenze, riconoscimento della responsabilità professionale ed integrazione nei percorsi clinico-assistenziali.
Laddove si ricorra a forme di esternalizzazione o a modelli contrattuali atipici, il tema non è ideologico ma squisitamente tecnico:
- chi governa i processi assistenziali?
- come viene garantito l’allineamento agli standard, alle linee guida e ai PDTA regionali?
- quali sistemi di audit clinico e di gestione del rischio vengono applicati in modo omogeneo?
In assenza di un solido governo clinico-professionale, il rischio, tutt’altro che teorico, è che la frammentazione organizzativa produca discontinuità assistenziale, con ricadute dirette sulla sicurezza dei pazienti e sulla responsabilità degli operatori, in un quadro già complesso per l’applicazione della Legge 24/2017 (Gelli-Bianco).
La crisi di reclutamento infermieristico non è solo numerica, ma anche qualitativa e motivazionale
Le affermazioni dell’Assessora sulla necessità di rendere il sistema più attrattivo per i professionisti sanitari toccano un punto cruciale. La crisi di reclutamento infermieristico non è solo numerica, ma anche qualitativa e motivazionale. Turnover elevato, mobilità interregionale e internazionale, abbandono precoce della professione sono indicatori di un disagio strutturale che non può essere compensato unicamente con soluzioni organizzative emergenziali.
In questo senso, come OPI riteniamo che qualsiasi strategia di riorganizzazione debba poggiare su tre pilastri:
- stabilità contrattuale,
- percorsi di sviluppo professionale reale,
- riconoscimento delle competenze avanzate, soprattutto in ambito territoriale, emergenza-urgenza e cronicità.
Senza un investimento strutturale sul capitale umano, il rischio è che anche i migliori modelli organizzativi restino fragili e difficilmente sostenibili nel medio-lungo periodo.
Il delicato equilibrio tra integrazione pubblico-privato all’interno del sistema sanitario in Toscana
Un altro aspetto che merita attenzione, in una lettura attenta delle posizioni dell’Assessorato, è il delicato equilibrio tra integrazione pubblico-privato e tutela della mission del servizio sanitario pubblico. È legittimo e spesso necessario attivare collaborazioni esterne per rispondere a bisogni contingenti, ma ciò non può tradursi in una progressiva esternalizzazione delle funzioni core dell’assistenza, in particolare nei servizi ad alta intensità professionale come emergenza territoriale, assistenza domiciliare complessa e gestione delle cronicità.
Da un punto di vista ordinistico, la sanità pubblica deve rimanere regista dei processi, non solo finanziatore o appaltatore di prestazioni. Il governo delle competenze, della formazione continua, della valutazione degli esiti e della sicurezza non è delegabile senza un adeguato sistema di controllo e integrazione.
Monni ha colto la gravità della fase; Opi è pronto a dare im proprio apporto
Le affermazioni dell’Assessora alla Sanità colgono, a nostro avviso, correttamente la gravità della fase storica che il sistema sanitario sta attraversando e la necessità di risposte rapide ed efficaci. Come Ordine delle Professioni Infermieristiche è nostra volontà e dovere porci in una logica di integrazione critica e responsabile del dibattito istituzionale.
Solo attraverso un’alleanza reale tra istituzioni, professioni e cittadini sarà possibile trasformare la necessità di riforma in un’opportunità di miglioramento stabile della qualità dell’assistenza e della sicurezza delle cure, nel pieno rispetto dei principi costituzionali di universalità ed equità del Servizio Sanitario Nazionale. Noi siamo pronti, come sempre, a dare il nostro apporto.
Ordine delle Professioni Infermieristiche Interprovinciale Firenze Pistoia









