Terapie intensive, due atenei italiani nel network europeo sulla sicurezza

L’Università di Udine e la Libera Università Mediterranea di Casamassima-Bari nella cordata europea sulla sicurezza dei pazienti nelle terapie intensive

Due università italiane lavoreranno a un progetto europeo per sviluppare un approccio condiviso nella valutazione della sicurezza dei pazienti nelle terapie intensive. L’Università di Udine, con la professoressa Alvisa Palese, e la Libera Università Mediterranea, con il professor Alessandro Galazzi, sono infatti entrati a far parte de network di ricerca europeo “Patient SAFety Related Outcome Measures in European ICUs (SAFE ICU)”, selezionato nell’ambito del programma COST – European Cooperation in Science and Technology.

L’iniziativa rientra tra le COST Actions finanziate dall’Unione Europea e si sviluppa nell’arco di quattro anni (2025-2029). In programma, attività di rete, scambi formativi, workshop, pubblicazioni e sviluppo di strumenti di collaborazione internazionale. Il progetto SAFE-ICU ha ricevuto valutazioni positive da parte di revisori internazionali indipendenti per l’elevata qualità scientifica, il potenziale impatto sul miglioramento delle cure intensive e la solidità del network proposto.

L’obiettivo: sviluppare un approccio standardizzato per la misurazione di tre indicatori di sicurezza nelle terapie intensive

Il network pan-europeo, coordinato dal Royal College of Surgeons in Irlanda, coinvolge ricercatori, professionisti sanitari e rappresentanti dei pazienti provenienti da 24 Paesi: Albania, Belgio, Croazia, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Israele, Italia, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Macedonia del Nord, Norvegia, Polonia, Serbia, Slovacchia, Spagna, Turchia, Regno Unito.

L’obiettivo è sviluppare un approccio condiviso e standardizzato per la misurazione di tre indicatori di sicurezza nelle terapie intensive: le lesioni da pressione, le infezioni correlate all’assistenza e il delirium. Nonostante si tratti di eventi prevenibili, la loro incidenza rimane elevata a causa delle differenze tra i sistemi sanitari europei e delle discrepanze nelle modalità di monitoraggio e valutazione.

Il 23 ottobre scorso, a Bruxelles, si è tenuto il primo Management Committee Meeting durante il quale sono stati presentati i membri dei Paesi partecipanti e definiti i cinque gruppi di lavoro. Sono dedicati rispettivamente alla prevenzione delle lesioni da pressione, alle infezioni correlate all’assistenza, al delirium, alla formazione degli infermieri di terapia intensiva e alle strategie di policy, disseminazione e impatto.

Il cronoprogramma: un anno di mappatura e pianificazione, poi il lavoro per promuovere pratiche basate su evidenze condivise

Nel primo anno di attività si prevede l’identificazione degli strumenti di misurazione affidabili, la mappatura delle pratiche cliniche esistenti e la pianificazione delle prime azioni formative e di disseminazione. Nei prossimi quattro anni, la rete SAFE-ICU lavorerà per creare strumenti comuni in grado di armonizzare la valutazione di questi esiti a livello internazionale, ridurre le disuguaglianze tra i sistemi sanitari e promuovere pratiche assistenziali basate su evidenze condivise. Un elemento distintivo dell’iniziativa è il coinvolgimento diretto dei pazienti e dei loro familiari nei processi di ricerca, affinché le loro esperienze e prospettive contribuiscano a orientare le strategie di miglioramento dell’assistenza.

La partecipazione dell’Università di Udine e della Libera Università Mediterranea rappresenta un’importante opportunità di collaborazione internazionale e crescita per il sistema sanitario europeo, con l’obiettivo di garantire cure sempre più sicure, efficaci e centrate sulla persona.

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