Bes, quando l’indicatore di benessere è equo e sostenibile

Il valore di beni e servizi come parametro per misurare il benessere di una nazione. Se fino a qualche anno fa gli indicatori erano prettamente economici e basati sul valore del PIL (Prodotto interno lordo), dal 2013 l’Istat ha elaborato un modello aggiuntivo di misurazione del benessere, un’iniziativa che pone l’Italia all’avanguardia nel panorama internazionale in tema di sviluppo di indicatori sullo stato di salute di un Paese che vadano oltre il Pil.

Si tratta del “Benessere equo e sostenibile” (Bes), elaborato insieme ai rappresentanti delle parti sociali e della società civile, «con l’obiettivo di integrare le informazioni fornite dagli indicatori sulle attività economiche con le fondamentali dimensioni del benessere, corredate da misure relative alle diseguaglianze e alla sostenibilità» si legge sul sito dell’Istat. Dal 2016 il Bes è entrato a far parte anche del Def, il documento di economia e finanza.

12 sono i capitoli che evidenziano le dimensioni del benessere equo e soldale, 129 gli indicatori individuati:

Salute

Istruzione e formazione

Lavoro e conciliazione tempi di vita

Benessere economico

Relazioni sociali

Politica e istituzioni

Sicurezza

Benessere soggettivo

Paesaggio e patrimonio culturale

Ambiente

Innovazione, ricerca e creatività

Qualità dei servizi

In particolare, la “Salute”, viene considerata una condizione indispensabile per misurare il benessere degli individui. «Via via che l’età cresce, il ruolo svolto dalla condizione di salute tende a divenire sempre più importante – spiega il sito dell’Istat – , fino a essere quasi esclusivo tra i molto anziani, quando il rischio di cattiva salute è maggiore e l’impatto sulla qualità della vita delle persone può essere anche molto severo». Tra gli indicatori presi in esame troviamo, tra gli altri, la speranza di vita alla nascita; l’indice di stato fisico (Pcs); Indice di stato psicologico (Mcs); tasso di mortalità infantile; Tasso standardizzato di mortalità per tumore; Speranza di vita senza limitazioni nelle attività a 65 anni; Eccesso di peso; Fumo; Alcol; Sedentarietà; Alimentazione.

Nella dimensione “Lavoro e conciliazione tempi di vita” troviamo, tra gli altri indicatori, il Tasso di occupazione 20-64 anni; Tasso di mancata partecipazione al lavoro; Percentuale di trasformazioni nel corso di un anno da lavori instabili a lavori stabili; Incidenza di lavoratori dipendenti con bassa paga: Tasso di infortuni mortali e inabilità permanente; Rapporto tra tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli; Soddisfazione per il lavoro svolto; Percezione di insicurezza dell’occupazione.

Nella dimensione “Qualità dei servizi” troviamo, tra gli altri indicatori, i Posti letto nei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari; il numero di anziani trattati in assistenza domiciliare integrata; difficoltà di accesso ad alcuni servizi (farmacie, pronto soccorso, ufficio Postale, polizia, carabinieri, uffici comunali, asilo nido, scuola materna, scuola elementare, scuola media inferiore, negozi di generi alimentari , mercati, supermercati).

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