«Rassicurare il malato oncologico è alla base della cura»

L’intervista al medico Maria Fusilli, in prima linea con Att nelle cure domiciliari

«La vera sfida nel mio lavoro è riuscire a portare nelle case dei pazienti e delle loro famiglie la serenità necessaria per affrontare le sfide della malattia nel quotidiano». A parlare è Maria Fusilli, medico di Att, Associazione Tumori Toscana, che segue per questa realtà associativa i malati oncologici. 

Cosa fa per prima cosa quando incontra un nuovo paziente?

«Provo a instaurare un rapporto di fiducia, perché penso sia alla base del mio lavoro». 

Da quanto opera in Att e come ha conosciuto questa associazione?

«Lavoro per l’Associazione Tumori Toscana da tre anni. Ho potuto vedere come operava sul territorio quando si è ammalata mia suocera ed è stata seguita, appunto, dal team di Att. Per questo non ho avuto dubbi quando il responsabile dei medici mi ha chiesto se avessi voluto collaborare con loro». 

Quale tipo di assistenza fornite?

«Noi assistiamo domiciliarmente il malato oncologico sette giorni su sette e a 360 gradi, con medici, infermieri, psicologi (anche per minorenni), nutrizionisti, fisioterapisti, Oss. A Firenze abbiamo quattro infermieri e tre su Pistoia. Poter gestire la malattia a casa propria è una risorsa di energia importante per chi sta affrontando una sofferenza, fisica ed emotiva».

Come cambia l’approccio da un paziente in terapia attiva a uno terminale?

«Di solito al paziente in terapia attiva, come medico, cerco di dare supporto nella gestione della sintomatologia del dolore, degli effetti collaterali dovuti alle terapie, suggerendo soluzioni (farmacologiche e non) per alleviarne i sintomi e consentire loro di sopportare meglio le cure. Inoltre, possiamo effettuare prelievi a domicilio, dando priorità a chi non deaumbula. Per chi è in fase terminale, invece, diamo supporto in ambito palliativista, accompagnando il paziente in modo da garantire dignità, supporto pratico e psicologico a pazienti e familiari anche in questa fase della malattia». 

In fase terminale come risponde alle domande del malato?

«Quando inizia a essere necessario occorre essere franchi per far capire con chiarezza la gravità della situazione, senza tuttavia togliere mai la speranza. Di solito, quando siamo in questa situazione, ci muoviamo in modo congiunto, medico e infermiere, per essere più completi nelle valutazioni e nelle risposte da dare». 

Come fa a superare la sofferenza che vede ogni giorno?

«Anche noi medici abbiamo a disposizione un supporto psicologico in caso si renda necessario». 

Alessandra Ricco

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